Posts By Gianvito Fanelli

adidas e GORE-TEX lanciano la giacca perfetta per la vita in città

La giacca – leggera e riepigabile – nasce per creare una soluzione per la mobilità che assicura le migliori performance contro le intemperie. Una delle sfide maggiori è stata quella di assicurare non solo la riepigabilità, ma anche di renderla facile per gli utenti on the go. La trasformazione è agevolata dalle caratteristiche della tecnologia adidas KARKAJ unita all’impermeabilità e traspirabilità di GORE-TEX.

Disponibile dal 6 settembre a Berlino, Chicago, Hong Kong, Londra, Città del Messico, Milano, Mosca, New York, Parigi, Seul, Shanghai e Tokyo.





La nuova scuola italiana: BURRO STUDIO

Fondato nel 2015, BURRO STUDIO è uno studio di comunicazione focalizzato principalmente su branding e graphic design. Federica e Giovanni si sono spinti oltre, trasformando BURRO STUDIO in un brand vero e proprio. BURRO STUDIO rappresenta, in qualche modo, una generazione che ha poco tempo per riflettere per non farsi sommergere e affogare dall’infosfera. Allora decide di salire su una bicicletta, “prendere” un pezzo di strada, scrollare su Instagram, mettere tutto dentro un frullatore e provare, finché non trova la ricetta giusta. Giusto o sbagliato che sia, oggi funziona anche così. Con lo smartphone sempre in mano in attesa della prossima ispirazione, Federica e Giovanni hanno risposto alle nostre domande, a modo loro.

Nelle puntate precedenti, abbiamo intervistato Astrid Luglio e Giorgia Fiore.

Sono mesi frenetici per voi: dopo qualche anno di “preparazione”, avete fatto il salto lanciando ufficialmente lo studio. E subito dopo una delle vostre t-shirt, il medium col quale vi state esprimendo di più, è finito addosso a Chiara Ferragni. Mi raccontate un po’ cosa sta succedendo a Burro Studio?

Succede che dalla cameretta di casa nostra abbiamo finalmente uno spazio a Milano. Succede che qui succedono un sacco di cose. Tante collaborazioni, molti nuovi clienti, alcuni eventi, insomma tanta Milano. Loghi, immagine coordinata, siti web, art direction e social sono sempre il nostro piatto di pasta: lo facciamo tutti i giorni. Poi c’è il merchandising, c’è la moda, e il clubbing. Ci sono tanti progetti per il futuro, non solo per Milano e non solo per il design. Insomma succede che Burro Studio ha un sacco di energia.
Ah, e poi un giorno è successo che Chiara ci ha chiesto una Googlami taglia M e siamo volati ad Ibiza in un giro di stories.

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Per l’evento di lancio ci avete dato appuntamento in un baracchino filippino in Parco Sempione a Milano: in che modo vi ha rappresentati questo evento? Che valori c’erano dentro che ritroviamo nel vostro lavoro e direi nell’attitudine col quale interpretate la vita?

Dovete sapere che abbiamo origini filippine.
Scherziamo. Ecco, il punto è proprio questo, dovete sapere – ma sicuramente l’avrete intuito – che siamo easy e presi bene. Quindi un giorno ci siamo innamorati del creme caramel homemade, dei tavoli Algida sotto le fresche frasche di Parco Sempione e naturalmente di Antonio. Da lì a fare di Halo Halo la nostra base ideale per il lancio dello spazio di Milano il passo è stato breve. Viva il mango!

Ma soprattutto: avete deciso cosa volete fare? Siete uno studio di graphic design ma vi definiremmo più come agitatori culturali. Dove volete arrivare? Quali sono i vostri sogni?

Agitatori culturali? Wow. Allora siamo sulla strada giusta.

Ci raccontate due o tre progetti che vi stanno a cuore?

Cerchiamo di dare il massimo in ogni nostro progetto, ma il cocco di mamma è Merenda Club: il side project di Burro Studio, una zona franca in cui confrontarsi e lavorare gomito a gomito con altri artisti e designer o chi ne abbia voglia. Progetti auto commissionati, concept, insomma una fucina di idee. Sarà anche per questo che quella maglia e quel rosa hanno fatto innamorare un po’ tutti.

Perché Burro Studio?

Perché no? Con il burro è tutto più buono.

Siete una coppia di fatto, ma non in quel senso: in che modo vi completate e in cosa siete assolutamente diversi? Litigate?

Dall’amicizia è nato un lavoro, ma è l’amicizia che è sempre lì a darci la spinta giusta e l’ispirazione per fare le cose al meglio. Su tante cose siamo sulla stessa lunghezza d’onda, però in altre siamo molto diversi: ad esempio, Gio non usa l’eyeliner. E sì, ogni tanto litighiamo ma meno male!

Cosa v’ispira? Quali libri, film, dischi vi rappresentano e ci consigliereste? Cosa state leggendo, vedendo, ascoltando ora?

A rischio di sollevare un malcontento generale nel fervente substrato culturale contemporaneo possiamo dire che la nostra fonte di ispirazione più grande è l’Internet. Volete mettere i meme?! Scherzi a parte, oggi gran parte della nostra cultura nasce e si muove nell’etere.
E poi tanta buona musica, dall’indie alla techno passando per Sfera senza temere nessuno.

Quale sarà la prossima tee?

Te la teniamo da parte? Taglia?

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SPARKS, un festival “spaziale” in Puglia

Anche quest’anno SPARKS promette di portare creatività, musica e arti visive nelle suggestive Grotte di Putignano, allestite con le sculture di cartapesta del maestro Franco Giotta per celebrare il tema di questa edizione: lo spazio, Saturno e i Saturnalia, le feste romane in cui l’ordine sociale veniva sovvertito.

Fulcro del programma, che si snoda fra laboratori e concerti, sarà la parte musicale, con un focus molto interessante sull’etichetta londinese Erased Tapes, una delle più importanti e attive nei suoni più all’avanguardia. L’etichetta sarà rappresentata da quattro artisti che in qualche modo ne rappresentano il DNA: Rival Consoles, Lubomyr Melnyk, Hatis Noit e Douglas Dare, con sonorità che viaggiano dall’elettronica pura alla musica da camera.

La star è rappresentata da Lubomyr Melnyk, pianista ucraino, venuto alla ribalta vicino ai 70 anni.

Il programma musicale non si esaurisce qui: domenica 22, in chiusura, è previsto il dj set di Romare col suo suono fra house e techno, ma soprattutto ispirato all’Africa, mentre nelle altre giornate si esibiranno anche Andrea Laszlo de Simone, uno dei nomi più freschi e interessanti del panorama italiano, e il dj Nick Williams, crate-digger dell’etichetta Phonica Records.

Non ci sarà solo musica, ma anche installazioni, come quelle di Chiodo Fisso con una giraffa oversize in ferro, le illuminazioni LED di Faniuolo Illuminazioni e il progetto fotografico realizzato per l’occasione da Dino Frittoli.

Tutto questo succederà nel parco all’esterno delle grotte, ma le profonde cavità terrestri, a 30 metri sotto il livello del suolo, saranno protagoniste con due spettacoli teatrali: “La Terra degli Ultimi” di Claudia Mangini, Gabriele Colferai e Filippo Panigazzi e “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Dino Parrotta.

Nei pomeriggi di sabato 21 e domenica 22 ci sarà spazio anche per laboratori dedicati ai bambini su riciclo, cartapesta, arti circensi, musica e speleologia.

Il programma completo è nell’evento Facebook di SPARKS Festival.

Cacti Planters, i vasi per cactus ispirati a Frida Kahlo

Nati per creare delle vere e proprie “barriere” di cactus come faceva l’artista messicana, i Cacti Planters sono disponibili in tre diverse dimensioni e colorazioni.

Maggiori informazioni sui vasi presentati durante la MDW2018 presso “HEMMA – Stories of Home”, la collettiva svedese promossa da Swedish Design Move, su nola.se.

adidas Originals Futurepacer

I dettagli catarifrangenti e l’assenza di un sistema di allacciatura, sostituito da un collarino a calza elasticizzato, insieme all’intersuola Boost, rendono le adidas Originals Futurepacer una scarpa che di certo non passerà inosservata.

Disponibili dal 5 luglio.

Postkino, il cinema che gira la Puglia

È questa alla idea dietro PostKino, il cinema itinerante che viaggerà attraverso 6 location in Puglia: da un fortino che in passato ospitava i Templari, passando per una masseria nella bianca Valle d’Itria, fino ad abbracciare il mare. Ogni location sarà allestita per mostrarne gli aspetti suggestivi e al termine della proiezione sarà possibile degustare dei prodotti locali.

Il Fortino di San’Antonio a Bari

La Torre Gigliano a Ruvo di Puglia

La Masseria San Paolo a Martina Franca

Il Parco delle Dune Costiere ad Ostuni

Palazzo Ulmo a Taranto

Lido Bianco a Specchiolla

Il programma prevede tre filoni: Oniric Dreams dedicato alle storie d’amore, Future is now focalizzato su mondi da esplorare e civiltà abbandonate e Ladylike Horror che, come potete intuire dal nome, metterà alla prova il vostro coraggio.

Martedì 17 luglio c/o Fortino di Sant’Antonio (BA)
Il postino di Michael Radford e Massimo Troisi
(Italia, Francia, Belgio 1994, 108 m)

Giovedì 2 agosto c/o Torre Gigliano, Ruvo di Puglia (BA)
Fahrenheit 451 di François Truffaut
(Gran Bretagna 1966, 112 m)

Sabato 4 agosto c/o Masseria San Paolo, Martina Franca (TA)
Il libro della Jungla di Jon Favreau
(USA 2016, 105 m)

Lunedì 06 agosto c/o Parco delle Dune Costiere, Ostuni (BR)
Il sale della Terra di Wim Wenders
(Brasile, Italia, Francia 2014, 110 m)

Mercoledì 08 agosto c/o Palazzo Ulmo, Taranto
Gli Uccelli di Alfred Hitchcock
(USA 1963, 120 m)
Questa è la mia vita di Jean-Luc Godard 
(Francia 1962, 85 m)

Domenica 12 agosto c/o Lido Bianco, Specchiolla (BR)
Mediterraneo di Gabriele Salvatores
(Italia 1991, 96 m)

Maggiori informazioni su PostKino.it

 

La nuova scuola italiana: Giorgia Fiore

Ritorna La nuova scuola italiana, la nostra rubrica che ricerca le nuove leve del design italiano. Dopo Astrid Luglio e il suo product design attento ai sensi, questa è la volta di un’altra designer, anche lei napoletana (ma è un solo un caso), che si distingue per la sua idea di moda che s’ispira al passato proiettandolo con ironia nel presente: Giorgia Fiore.

Classe 1989, Giorgia oggi vive a Milano, dove si è trasferita anni fa per partecipare al talent Project Runway Italia (è arrivata in finale). Uno dei suoi tratti distintivi, oltre ad un’autentica e proverbiale veracità napoletana, è l’amore per le stampe e i pattern. In particolare quello delle bambole, ispirato all’Ospedale delle Bambole di Napoli e mixato con i lavori pulp della fotografa Mariel Clayton, che ha trasformato Barbie in un’assassina.

Le stampe che raccontano storie filtrate attraverso la personalità elegante e leggera di Giorgia sono sicuramente la cifra del suo lavoro. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei per approfondire.

Dici di essere più brava ad esprimerti a immagini che a parole.

Secondo me è una cosa caratteriale, e non ha a che fare con la mia infanzia, perché nella mia famiglia nessuno ha mai avuto a che fare con l’arte. O almeno quella più vicina ai giorni nostri. È importante essere circondati da cose belle: l’estetica è un’educazione e crescere circondati dalla bellezza ti aiuta a riconoscere più facilmente il bello. In realtà quand’ero piccola ero più brava a scrivere, poi ho fatto ingegneria per tre anni e non ho mai scritto tanto.

Ingegneria? Non l’avremmo mai detto.

Ho fatto ingegneria gestionale nel ramo civile. Sai, era un mio sogno da bambina, insieme ad essere militare di fanteria. Poi ho capito che quest’ultimo era un po’ impegnativo. Ho studiato un po’ come se fosse un obbligo, ma mi mancano ancora degli esami per finire. Ho deciso che avrei seguito la mia strada, quella che a 16 anni avevo capito sarebbe stata davvero la mia strada. Provai a dire ai miei che volevo studiare alla Parsons di New York, ma non fui molto persuasiva. Tutt’oggi ho difficoltà a spiegare cosa faccio, anche perché è difficile definirsi dentro una professione unica. Oggi devo fare tutto ciò che è utile per la mia professione.

Quindi, com’è composta la tua giornata?

Mi sveglio, preparo un caffè e vado in palestra. Tornata dalla palestra, apro il mio meraviglioso computer, come un po’ tutti. Rispondo alle email, guardo immagini, disegno, poi esco, poi ho un appuntamento. È una giornata molto disordinata.

Italian Sunday

Al di là dell’aspetto estetico ci piace la tua capacità di raccontare pezzi di immaginario, filtrati attraverso il tuo punto di vista. Come nascono le tue storie?

Tendenzialmente ognuno racconta ciò che sa. Italian Sunday è ispirata a casa di mio nonno dove passavo tutti i pranzi domenicali. Mio nonno era un amante del barocco napoletano: carte da parati in tessuto e colonne dorate. Da quella carta da parati che ho fotografato è nato un pattern con colori diversi e con la mia faccia. O meglio, la faccia di come m’immagino di essere, che non è come sono realmente. Una cosa da psicanalisi. In generale, comunque, ci metto poco a “visualizzare” una stampa nella mia mente. Poi magari per realizzarla ci metto tantissimo tempo.
Tornando ad Italian Sunday, ho voluto celebrare il mio amore per i tessuti classici facendoli però sembrare altro, come nel caso dei rombi che diventano aquiloni. Prossimamente vorrei mettermi alla prova con l’animalieur.

Nei tuoi capi c’è molta ironia: cosa vuol dire per te questa parola? E come la declini nei tuoi capi?

So che potrò sembrare presuntuosa, ma non c’è ironia senza intelligenza e consapevolezza. L’ironia può diventare facilmente cattiveria se non viene compresa. Per me l’ironia è sapersi prendere in giro da soli o vedere i lati divertenti delle cose. Non sono sicura comunque che la mia ironia arrivi a tutti: qualcuno potrebbe leggere la mia donna come una “superficialotta”. L’ironia è qualcosa che ci si può permettere: io disegno per me stessa e quindi posso esprimere ciò che sono. È come la differenza fra il tema libero e il saggio breve a scuola. Ovviamente quando lavori da sola, sbagli anche molto di più.

Quanto c’è di Milano e quanto di Napoli nei tuoi lavori?

Mi sono trasferita a Milano per partecipare a Project Runway Italia. Devo dire che comunque ovunque io vada, mi adatto abbastanza facilmente ma non lego tantissimo con la città.
Nel mio lavoro c’è solo Napoli. C’è l’arte di arrangiarsi, del fare le cose da sola da quando ho fatto la mia prima collezione a 23 anni. C’è il gusto napoletano: i napoletani sono molto attenti, non solo all’abbigliamento. Personalmente da piccola ero talmente maniacale che tutti i miei oggetti dovevano essere per forza belli.

Quali sono i tuoi luoghi del cuore nelle due città?

A Milano il parco vicino casa perché il mio cervello si spegne, uno dei rari momenti. Non ho luoghi del cuore particolari: forse i ristoranti perché mi piace mangiare. Una volta ho messo i gamberetti in una delle mie stampe, ma non posso mangiarli!

Per chiudere: ci consigli qualche libro da leggere e qualche film da vedere?

Intanto comprate gli Adelphi, perché sono tutti belli, a partire dal profumo della carta. Vi consiglio “La Camera Azzurra” di Georges Simenon e “La Follia” di Patrick McGrath.
Come film, che è anche libro, “La Versione di Barney”. Poi un documentario che mi ha ispirato: “Diana Vreeeland: L’Imperatrice della Moda”. Lei – direttrice storica di Vogue – aveva un’identità.

www.giorgiafiore.com
@giorgiafiore.collection

YATAY, la nuova sneaker sostenibile

La tomaia di YATAY è realizzata in BioPolyols, un polimero realizzato ricicliando materiale organico, mentre la soletta è in poliestere riciclato e poliuretano ad acqua, con un risparmio di emissioni di CO2 dell’80% rispetto alla tecnologia più diffusa. Tutti i colori sono ottenuti con agenti non tossici. La suola è garantita 10 anni ed è prodotta con poliuretano bio ed è caratterizzata da due nuclei in bioplastiche ottenute dal riciclaggio di scarti industriali e che si biodegradano in 500 giorni dallo smaltimento. Tutti gli altri componenti, come i lacci, sono stati selezionati con attenzione, favorendo i materiali locali e diminuendo la CO2 prodotta nel trasporto.

Infine, il box è realizzato riciclando 5 bottiglie di plastica e non contiene adesivi in carta, riducendo del 90% l’impatto rispetto ad una scatola standard.

YATAY è stata fondata da Umberto De Marco, presidente di Coronet, un’azienda italiana pioniera nella produzione di materiali sostenibili. L’attenzione di De Marco non si è concentrata solo sui materiali, ma anche portato alla creazione di una partnership con ONE TREE PLANTED: per ogni scarpa venduta, l’onlus pianterà un albero in un’area deforestata.

Maggiori informazioni sono disponibili su yatayatay.com.